cirinnà e scalfarotto
Articolo di Stefano Magni (da “La Nuova Bussola”). In foto la Senatrice Monica Cirinnà ed il Sottosegretario Ivan Scalfarotto, entrambi del Pd di Renzi

Oggi è il giorno tanto atteso del voto in Senato del disegno di legge Cirinnà sulle unioni civili, anche fra persone dello stesso sesso. E già c’è stato il colpo di scena, che in questo caso coincide sia con un colpo di mano che con un colpo di spugna.

Il colpo di scena è ormai noto a tutti: è l’introduzione maxi-emendamento “canguro” (primo firmatario è il senatore Pd Andrea Marcucci, renziano), soprannominato così perché permette al Pd e ai proponenti della Cirinnà, di saltare in aula qualunque dibattito sugli emendamenti finora presentati dall’opposizione. Il “canguro”, infatti, contiene tutti gli elementi fondamentali della legge sulle unioni civili, incluso il punto più controverso (anche all’interno del Pd) della stepchild adoption. Si tratta di un colpo di mano che permette ai pro-Cirinnà di accelerare i tempi, evitare di affrontare un dibattito parlamentare vero e proprio, dopo aver saltato quello in Commissione. Ed è, al tempo stesso, un colpo di spugna che fa piazza pulita, con un’unica mossa, della possibile opposizione cattolica interna al Pd, delle obiezioni del ministro Angelino Alfano e del suo Nuovo Centrodestra, oltre che di tutti gli emendamenti sinora presentati.

I difensori del ddl Cirinnà sostengono che la legge non introduca affatto il matrimonio gay e che le unioni civili siano qualcosa di completamente diverso. Ma a giudicare dal testo dell’emendamento “canguro” non si direbbe proprio. Al punto c del suo testo leggiamo, infatti, che: “all’unione civile si applicano le disposizioni del codice civile in materia di regime patrimoniale della famiglia e in materia di alimenti, fatte salve le eccezioni previste dalla presente legge”. Al punto d, leggiamo che: “le disposizioni che si riferiscono al matrimonio e le disposizioni contenenti le parole: “coniuge”, “coniugi” o termini equivalenti, ovunque ricorrono nelle leggi, negli atti aventi forza di legge, nei regolamenti nonché negli atti amministrativi e nei contratti collettivi, si applicano anche ad ognuna delle parti dell’unione civile, salvo che per le norme del codice civile non richiamate espressamente nella presente legge e per le disposizioni di cui al Titolo II della legge 4 maggio 1983, n. 184”.

Al punto e, troviamo anche: “alle unioni civili si applica la normativa del codice civile in materia di diritti successori relativa alla famiglia”. Fanno eccezione almeno le adozioni? No, perché sono previste al punto f: “la parte dell’unione civile può fare richiesta di adozione del figlio minore anche adottivo dell’altra parte dell’unione” (leggasi: stepchild adoption). Valgono le stesse regole anche per il divorzio, come leggiamo alla lettera g: “alle unioni civili si applica la vigente normativa in materia di scioglimento del matrimonio e divorzio”. E visto che si parla di persone dello stesso sesso, al punto h: “lo scioglimento dell’unione civile si determina anche nel caso di sentenza di rettificazione di attribuzione di sesso”. E’ dunque un matrimonio gay, a tutti gli effetti, adozioni incluse, lo si voglia chiamare o meno con questo nome.

Il Pd è tutt’altro che unito. L’ala cattolica del Partito, i “catto-dem”, chiede chiarimenti e libertà di voto secondo coscienza. Ieri i Democratici si sono riuniti per lunghe ore, per cercare di trovare una “sintesi alta”, come chiedono i “catto-dem” di Montecitorio ai loro colleghi e compagni di partito di Palazzo Madama. Ma la sintesi non è stata trovata.

Lo dichiarava ieri sera il Luigi Zanda, il capogruppo dei senatori: “È stata una riunione molto interessante e lunga, abbiamo approfondito questioni molto delicate. Ma non è ancora stato definito un punto di sintesi, e i lavori proseguiranno tra stasera e domani mattina (stamattina, per chi legge, ndr)”. Non sono in calendario altri vertici, però. Il negoziato continua privatamente, con contatti telefonici e incontri vis à vis. Resta ancora da stabilire se l’emendamento possa essere “spacchettato”, dunque votato punto per punto, oppure lo si debba votare in soluzione unica. In caso di “spacchettamento”, le parti relative alle unioni civili e matrimonio, dovranno essere comunque votate a scrutinio palese, perché anche il presidente del Senato, Pietro Grasso, li ha definiti inerenti al tema dei diritti inviolabili dell’uomo e non a quello della famiglia. Sempre in caso di “spacchettamento” si voterebbe a scrutinio segreto solo sulla stepchild adoption, lasciando così più libertà di coscienza ai singoli senatori.

La Lega Nord, che aveva presentato 5mila emendamenti, ora è scavalcata. Fino a ieri, il vicepresidente del Senato, il leghista Roberto Calderoli, aveva chiesto che il “canguro” non venisse inserito in cima all’agenda dei lavori. Ma oggi il maxi-emendamento sarà il primo voto dell’aula. A questo punto, Calderoli, confida solo nel ruolo del presidente Mattarella, come dichiara al quotidiano La Repubblica: “Innanzitutto vorrei proprio vedere se l’emendamento Marcucci sarà dichiarato ammissibile dalla Presidenza che, in passato, si è pronunciata a fasi alterne: ha ammesso il ‘canguro’ sull’Italicum, ma non sulla riforma costituzionale. Come si comporterà questa volta?” Anche perché, ricorda il senatore leghista: “l’emendamento Marcucci andrebbe riformulato presentandolo nei termini fissati dalla Presidenza della Repubblica. Se venisse votato così com’è, infatti, decadrebbero anche gli emendamenti che recepiscono le richieste che provengono dal Colle. Per esempio, il Quirinale ha chiesto una limitazione dei diritti di famiglia. Invece il documento Marcucci prevede che tutto quel che è riferito alla famiglia, debba essere riferito alle unioni”.

“Siamo platealmente e arrogantemente al di fuori da quanto stabilito dall’articolo 29 della Costituzione – dichiara Carlo Giovanardi, senatore di Idea – e dalle sentenze della Corte Costituzionale che hanno più volte sottolineato che a Costituzione vigente il matrimonio può essere esclusivamente fra un uomo e una donna: speriamo che anche il presidente del Senato si accorga di questa clamorosa anomalia e non faccia finta di non vedere che questo emendamento e il disegno di legge Cirinnà in realtà trattano direttamente la materia matrimoniale degli articoli 29, 30 e 31 della Costituzione”.

Infatti è proprio questo l’aspetto che rende l’emendamento Marcucci molto difficilmente compatibile con la Costituzione. Secondo il centro studi Rosario Livatino, oltre a “comprimere gravemente” il dibattito parlamentare, in contrasto con l’articolo 72 della Costituzione, introduce un’equiparazione quasi perfetta fra l’unione civile e il matrimonio. Il dubbio di legittimità costituzionale sorge sia “per il rilievo pubblico e l’equiparazione delle unioni omosessuali alla famiglia, la cui infungibile funzione sociale viene così gravemente misconosciuta, sia per la violazione del superiore interesse del minore determinato dall’introduzione, mediante la step child adoption, di progetti omogenitoriali nell’ordinamento italiano”. Per introdurre il matrimonio gay, perché di questo si parla, occorrerebbe una riforma costituzionale. In questo caso, invece, si pretende di introdurlo nell’ordinamento giuridico senza (è bene ricordarlo) passare neppure da un normale dibattito parlamentare, con il voto su un unico emendamento.

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