ZEROOgni promessa è debito. Ed i debiti vanno pagati. Abbiate però un po’ di cristiana pietà (e/o di umana pazienza): il post su Renato Zero, pubblicato il 15 febbraio,  è stato non solo molto cliccato (siamo nell’ordine di circa dicimila – die-ci-mi-la! – visite quotidiane) e soprattutto son giunti moltissimi commenti. La promessa, appunto, era (è) che saran pubblicati. Tutti. (tranne quelle contenenti espressioni triviali e/o bestemmie). E per provare a mostrare la nostra totale buona volontà vien ora pubblicata una lettera-commento giunta poco fa. Viene trascritta integralmente (naturalmente senza intaccare la privacy) con la premessa che l’autore non solo non si firma ma confonde uno dei lettori che han commentato (tale signor Lauro) credendolo l’autore del post e/o il responsabile di questo Sito web. Detto ciò ecco quanto scrive: 

Egregio sig. Lauro,

non ho il piacere di conoscerLa. Ma, se i messaggi di “solidarietà a Renato Zero” hanno la finezza intellettuale e, soprattutto, lessicale di quelli riportati, più che per l’incolumità del cantante io, fossi in voi, mi preoccuperei di ripassare la grammatica. Naturalmente nessuno ha minacciato Renato e la sua famiglia. Il gruppo No alla Legge Cirinna’, che ha riportato questa falsità, ha CHIUSO i commenti ai non iscritti non appena ha ricevuto rettifiche e critiche da parte dei veri fans (perché, malgrado il palese cambiamento di Zero negli ultimi dieci anni, e a prescindere dal ddl, nessun suo ammiratore degno di questo nome può mai essere omofobo o clericale: significherebbe non aver capito nulla della sua storia). I primi interventi a esser cancellati sono stati delle interviste del 2007 e del 2013, – comunque facilmente reperibili sul web – in cui Renato si pronunciava espressamente a favore di unioni e matrimoni gay. Vennero pubblicati rispettivamente da Repubblica e TV Sorrisi e Canzoni. Esiste poi una parabola artistica che non potrà essere oscurata da nessuno, nemmeno da Renato in persona. Figurarsi da voialtri, che 40 anni fa, quando lo conobbi io, eravate i primi ad additarlo come l’incarnazione del demonio, altro che il devoto baciapile assediato dai maledetti sodomiti da voi millantato oggi. E lo scrivo da credente eterosessuale. Vi consiglio di lasciar perdere brani come “La favola mia” non potreste mai capirli. Del resto, non sono più poetici di pezzi come “Mi vendo” e altri di quello spettacolo meraviglioso che fu “Zerofobia” e che, trasmesso su Raidue l’8 aprile 1978, provocò un’interrogazione parlamentare per offesa al c.d. comune senso del pudore. Ma inutile discuterne in questa sede. Questo mio post con ogni probabilità non vedrà mai la luce su questo sito perché, lo capisco, la verità fa male; e quindi, per coerenza, evitate d’invocarla ogni momento e soprattutto di considerarvene depositari. Penso che, malgrado le sue giravolte, Zero farebbe volentieri a meno della vostra imbarazzante “solidarietà”.
Ps: nemmeno Roberto Bolle ha sfoggiato nastrini arcobaleno e durante l’intervista non ha mai accennato alle unioni civili, ma ha parlato d’altro: cioè, di danza. La sua presunta omosessualità e’ ben più chiacchierata di quella di Renato, non foss’altro perche’ siamo di fronte a una star internazionale. Eppure nessuno dei “criminali LGBT” si è sognato di minacciarlo, insultarlo, additarlo come pavido e traditore. Un motivo ci sarà. Non esiste alcuna “vera intolleranza di finti tolleranti”, e’ solo un ossimorico scioglilingua in pessimo italiano.

(giunta via mail a “L’Informatore Romano” il 19 febbraio 2013, alle ore 01:53)

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Un pensiero su “Ancora su Renato Zero, Sanremo ed i nastri arcobaleno

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