SACRA FAMIGLIAFiglia mia, ascoltami. Io continuavo la mia vita nel tempio e le mie scappatine lassù nella mia patria celeste. Avevo il diritto, come figlia, di fare le mie visitine alla mia Famiglia Divina, che più di un padre mi apparteneva. Quale non fu la mia sorpresa, quando, in una di queste mie visite, mi fecero conoscere che era loro Volontà che io uscissi dal tempio, per unirmi prima con vincolo di sposalizio, secondo l’uso esterno di quei tempi, con un uomo santo chiamato Giuseppe, e per ritirarmi poi, insieme con lui, a vivere nella casa di Nazareth.

Figlia mia, in questo passo della mia vita, apparve che Dio volesse mettermi alla prova. Io non avevo mai amato alcuno al mondo; poiché la Volontà Divina aveva tenuto la sua presenza in tutto l’essere mio, la mia volontà umana non aveva mai avuto un attimo di vita; in me mancava il germe dell’amore umano; come potevo amare un uomo, per quanto santo fosse, nell’ordine umano?

È vero che io amavo tutti; era tanto l’amore verso tutti, che il mio amore di Madre aveva scritto, con caratteri di fuoco incancellabili, uno per uno nel mio materno cuore; però, ciò era tutto nell’ordine divino; l’amore umano, paragonato al divino, è un’ombra, una sfumatura, un atomo d’amore.

FIATEppure, figlia cara, ciò che apparve prova ed estraneo alla santità della mia vita, fu usato da Dio mirabilmente per compiere i suoi disegni e per concedermi la grazia che tanto sospiravo, cioè di ottenere che scendesse il Verbo sulla terra.

Dio mi dava la salvaguardia, la difesa, l’aiuto, affinché nessuno potesse spar­lare sul conto mio e sulla mia onestà. San Giuseppe doveva essere il cooperatore, il tutore, che doveva prendere cura di quel poco d’umano che ci bisognava e doveva essere l’ombra della paternità celeste, in cui doveva essere formata la nostra piccola famiglia celeste sulla terra.

Nonostante la mia sorpresa, dissi subito: “Fiat”, sapendo che la Divina Volontà non mi avrebbe fatto del male, né avrebbe pregiudicato la mia santità. Se avessi voluto mettere un atto di mia volontà umana, anche sotto il solo aspetto di non volere conoscere uomo, avrei mandato in rovina i piani della venuta del Verbo sulla terra. Quindi, non è la diversità dello stato che pregiudica la santità, ma la mancanza della Divina Volontà ed il non compimento del proprio dovere nello stato in cui Dio chiama la creatura.

SACRA FAMIGLIA 1Tutti gli stati sono santi, anche il matrimonio, purché dentro ci sia la Divina Volontà ed il sacrificio esatto dei propri doveri; la maggior parte delle creature è indolente e pigra, non solo non si fa santa, ma forma nel proprio stato un purgatorio o un inferno.

Quando conobbi che dovevo uscire dal tempio, non feci motto ad alcuno, aspettando che Iddio stesso muovesse le circostanze esterne, per farmi compiere la sua adorabile Volontà. Così difatti avvenne.

I superiori del tempio mi chiamarono e mi dissero che era loro volontà, secondo anche l’uso di quei tempi, che io dovessi prepararmi allo sposalizio; ed io accettai. Miracolosamente, la scelta, fra tanti, cadde sopra San Giuseppe e così si formò lo sposalizio ed io uscii dal tempio. Ti prego, figlia del cuore mio, che in tutte le cose ti stia a cuore la sola Divina Volontà, se vuoi che i disegni divini si compiano sopra di te.

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Un pensiero su “La Madonna narra ad una mistica del suo matrimonio con San Giuseppe

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