il #secretaryDay, il “Secretary Power e le poco di buono

A chi vive nel peccato -ed è incapace di staccarsi da esso- è dedicato questo breve articolo. E nessuno se ne esca con l’espressione “io non ho fatto male a nessuno: non ho ucciso, non ho rubato”. A parte che molte donne (con la complicità di medici, parenti, mariti ed a volte sacerdoti) hanno abortito e quindi ucciso loro figlio (altro che “mì nò gò copà nisuni!!!”) e tanti  rubano alla grande, in mille modi.

Parliamoci chiaro: tu che leggi sai bene di essere nel peccato, vivi nel peccato mortale. Lo sai. Lo sai bene. Anche se vuoi illuderti che non è così, che “sono cambiati i tempi” che in fondo “pure la Chiesa…”. No, niente: sono chiacchiere. Vivi nel peccato mortale. Lo sai e non fai nulla per staccarti da questa situazione permanente di peccato.

@
donne? 

Dio ci ama nella condizione anche gravemente peccaminosa in cui ci trova, ma non ama quella condizione peccaminosa. E infatti ci chiede di abbandonare il peccato, ossia di convertirci. Se noi non vogliamo abbandonare il peccato è impossibile che Dio ci abbracci, ossia è impossibile che Dio perdoni una persona se questa non vuole essere perdonata perché ricevere l’amore misericordioso di Dio non può che essere una scelta libera.

 

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LACTATIA, DRAG QUEEN A 9 ANNI

Lactatia, celeberrima drag queen di 9 anni
sfruttato dalla madre e da altri osceni adulti,
con il palloncino: “Ingoiati sto c…o”.
Qui ci racconta tutto Giovanni Dall’Orto

lactatia

 

La “celebrità” mondana Brandon Hilton, che ha il coraggio di autodefinirsi “Artista, attore, militante LGBT, & designer”, ha pensato di scoccare il giorno 15 sul suo profilo twitter un’invettiva per scioccare i noiosoni borghesi, magari quelli gay (come me): una bella foto della “drag queen” di nove anni, Queen Lactactia (celebrità mediatica canadesehttp://www.dagospia.com/…/quot-queen-lactatia-quot-drag-que… ), truccato come una… ehm, come Taide, con un palloncino con un messaggio per quanti la criticano: “Ingoiatevi un c**zo”. (Noi in Italia diremmo, con maggiore precisione: “Che ti vada di traverso un c***zo e ti soffochi!”… Ma effettivamente su un palloncino non ci sta!). La foto la trovate sul suo account twitter, qui: https://mobile.twitter.com/BRANDONHILT…/…/996503040386531328
Lactatia aveva creato un caso mediatico quando era stata usata, l’anno passato, come modellina per la linea di costumini drag posseduta da… ebbene sì, da Brandon Hilton, il che se non altro inizia a spiegare alcune cosette. La pubblicazione della sua foto in tutina di paillettes aveva suscitato una marea di critiche e addirittura minacce di morte da persone di destra: https://www.pinknews.co.uk/…/exclusive-nine-year-old-drag-…/
Hilton s’era difeso accusando a 361 gradi il mondo d’essere puritano e soffocante, affermando che la foto era solo un gioco fatto dalla madre per divertire il figlio (su sua precisa richiesta), che era stata spedita a lui sempre per gioco, e che era stata pubblicata solo per divertimento, senza intenti d’altro tipo.
Non ho mai parlato finora della vicenda perché ho sempre concesso il beneficio del dubbio, e se un bambino vuole divertirsi a pastrugnare con una tutina di paillettes, che male c’è? Ai bambini piacciono i vestiti vistosi. A quattro anni la mia nipotina andava letteralmente pazza per i video dei Village People (il suo preferito era il costume dell’indiano!). Se Lactatia si fosse messo addosso un costumino preso da “Guerre stellari”, o volendo esagerare da “Rocky Horror picture show”, avremmo tutti riso e detto “Sono bambini”… Non vedo che differenza fa se il costumino viene dallo show televisivo di RuPaul, di cui egli afferma di essere un fan (il che mi rivela una cosa o due del suo futuro orientamento sessuale… ma lasciamo correre).
La prospettiva però cambia se dietro al bambino in paillettes ci sono adulti che lo sfruttano, in primis la madre, salita alle luci della ribalta anche se per i motivi sbagliati (però c’è), ma soprattutto Brandon Hilton, che sta qui applicando alla grande il principio attribuito al fondatore del circo Barnum: “_Pubblicità negativa_, è una contraddizione in termini” (“There is no such thing as _bad_ publicity”).
Perché se si fosse trattato di un fraintendimento, avrebbe da quel momento cercato d’evitare ulteriori passi falsi. Al contrario, Hilton s’è buttato a capofitto nel filone che aveva costretto il mondo (il che include anche me, in questo istante) a parlare della sua attività di sartina di costumi di lamè di gusto a dir poco traballante.
Non solo quindi sul suo account twitter https://mobile.twitter.com/BRANDONHILTON trovate altri bambini vestiti non da drag bensì da signorine dei viali, ma anche dichiarazioni come quella che segue: “Questi bambini rappresentano il futuro! E’ una tale ispirazione vedere bambini in gradi di esprimersi ed essere creativi senza timore d’essere bullizzati! Sono così orgoglioso di essere parte di questo movimento!”.
E qui allora mi girano i cinque minuti. Perché (a), non esiste nessun “movimento”, ma solo una strategia pubblicitaria commerciale da Circo Barnum e (b) anche se esistesse un movimento, Hilton, che non è un bambino, non ne è parte. Hilton ne è solo il beneficiario, oltre tutto l’unico. Conosco un giovanottone altro un metro e ottanta, con due spalle larghe quanto un armadio (fa palestra) che mi parla di mollare l’università perché non ce la fa più a reggere il continuo bullismo da parte dei suoi compagni in quanto è gay. E costui è adulto e con un fisico da teppista da stadio. Quindi forse non è esattamente un’idea geniale gettare bambini in queste situazioni, magari rallegrandosi pure perché loro, a otto anni, non hanno “timore” delle conseguenze che subiranno.
Ma anche se questa fosse un’idea geniale, non sarebbe ancora questo il punto.
Il punto è che Hilton ha passato una linea rossa, sessualizzando deliberatamente un bambino, ossia presentandolo intenzionalmente come possibile preda delle attenzioni sessuali dei maschi adulti eterosessuali. Inoltre il messaggio sul palloncino, con il suo linguaggio deliberatamente da bordello, entra direttamente nel campo dell’uso degli atti sessuali allo scopo di insultare, denigrare, sminuire l’altro. Questo è troppo, dato che a tale livello la buona fede è esclusa.
Hilton non è stato affatto frainteso, anzi è stato capito troppo bene fin dall’inizio, e sputtanato laddove egli avrebbe semmai preferito giocare sul filo dell’ambiguità e della “plausible deniability” (come tutta l’ultima generazione lgbtquiaae, del resto, che è e non è, dice e non dice, oggi è e domani no…).
Hilton sta usando il tema dello sfruttamento sessuale dei bambini per fare pubblicità al suo fottuto negozio di sartina. Ed è questo ad essere sbagliato, non certo il fatto che Lactacia, essendo un bambino con un cervellino da bambino e una esperienza da bambino, si diverta a fare il pagliaccetto e a farsi pitturare la faccia. Farlo è il privilegio della sua età, lasciatelo divertire finché è piccolo. In futuro sarà a lui che andranno di traverso i c***i, e allora piangerà come tutti gli adulti per gli amori non corrisposti, i tradimenti, le ingiurie, gli egoismi comportati dal fatto di desiderare i corpi di altri esseri umani in una società ferocemente sessuofobica ed omofobica.
Ora, vorrei essere chiaro. Hilton è gay, come me. Ha la sfacciataggine di spacciarsi addirittura per un militante gay. Sfrutta un tema gravissimo, per fare soldi. Trasforma mezzo secolo di lotte gay in una “rivoluzione” che fondamentalmente esiste per smerciare tutine di gusto allucinante, che sembrano disegnate da una sartina analfabeta di Posillipo cresciuta a telenovelas brasiliane.
Tutto questo sarebbe già grave, ma come se non bastasse ancora lui sa benissimo che “Tutto quello che Hilton dirà verrà usato contro di noi”, e contro i bambini che sta sfruttando al solo scopo di ingrassare il suo conto in banca. Ma non gliene frega nulla, almeno fino a che il conto si ingrassa.
Anche le parole “Capitalismo” ed “etica” sono contraddizioni in termini. Un problema mai risolto del capitalismo, fin dai tempi di Adam Smith, è che non concepisce limiti. Una volta stabilito che l’avidità è un bene, che l’avidità è il motore della Storia (“Non mi aspetto che il mio macellaio alla mattina mi faccia trovare la carne per amore, ma per interesse”) diventa impossibile porre un limite all’avidità.
L’avidità è avida anche di avidità. Porle un limite, è comunismo (e in effetti lo è), quindi Male Assoluto. Non porglielo, è il collasso del sistema, che arriva inevitabile quando l’avidità inizia a divorare i redditi degli acquirenti dei prodotti (si chiama “crisi di sovrapproduzione”, che è un modo capitalist-friendly per dire “crisi del potere di acquisto”: si ha quando, come ora, la gente non ha più abbastanza soldi per permettersi di compare quanto viene prodotto).
Da solo il capitalismo i limiti non se li sa porre. Per sopravvivere ha bisogno che gli vengano posti anzi, visto che a tentare di farlo inizia a strillare e scalciare, che gli siano im-posti.
Il caso di Lactacia non è certo, ovviamente, il caso che segnala che la misura è colma. Ci sono stati ben altri casi ben più gravi e ben prima, e infatti la misura ha iniziato a traboccare, come ogni consultazione elettorale in tutto il mondo sta ormai mostrando.
Ma il caso Hilton/Lactacia ha mostrato, sta mostrando, come un movimento lgbt ormai appiattito sulla pura fornitura di commodities per un mercato “trazgrezzivo”, non solo abbia perso qualsiasi ragione d’esistere, ma stia anzi danneggiando i princìpi e le idee per cui era stato fondato. Che non sono mai state la compravendita dei corpi dei bambini, nascituri o nati che fossero.
Per parodiare un motto di Lactacia (se suo davvero, o più probabilmente suggerito da un adulto, poco importa): “Se il tuo movimento ti dice che è sbagliato proibire di vendere i corpi dei bambini, allora hai bisogno di trovarti un altro movimento”.
TRATTO DA INTERNET.
URL https://www.facebook.com/photo.php?fbid=10215168195653526&set=a.1384921658363.56056.1091667348&type=3&theater
(visualizzato il 28 maggio 2018)

…e poi dicono che facebook è inutile…

foto face

…ed allora uno dove troverebbe certe fotografie?

Per la cronaca la didascalia originale parla di un  “réfugié de 16 ans s’oppose courageusement à un policier nazi 2018 !” (qui) A meno che non stessero girando un film (oppure è una foto “finta”) resta un piccolo capolavoro, con l’unico dubbio, ragionevole, sui sedici anni del bel rifugiato. Chapeau  à Philippe Hennart che l’ha trovata e l’ha pubblicata (meglio: RI-pubblicata)

SPOSE DI MAGGIO – Ancora una foto incredibile

La foto-articolo pubblicata in precedenza (CLICCA QUI)  ha avuto un discreto numero di visualizzazioni. Se vorrete potremo fornire le cifre esatte e persino i Paesi da cui hanno “cliccato” su quel post.

Alcuni hanno avanzato dubbi sulla foto: è stato detto non trattarsi di un Matrimonio, che forse era una recita, che non era una chiesa e via dubitando. In realtà è evidente, anche ad occhio profano, non trattarsi di un fotomontaggio.

@follia

Ed inoltre ciascuno, con un po’ di pazienza può cercare in rete con l’ausilio dei motori di ricerca e scoprirà che quella foto -si, proprio quella, esattamente quella- è assai diffusa. E per concludere queste brevi note due considerazioni, anzi: una considerazione ed una ulteriore immagine.

La considerazione è la seguente: arrivare a vestirsi in quel modo è segno di totale degrado morale. Quello è un eccesso, un volgare eccesso. Ma quanto persone -uomini e donne- vestono in modo provocante, volgare, sconcio ed osceno? Sono tanti, purtroppo. E sono fonte di scandalo soprattutto per i più deboli ed i piccoli.

Ed infine la foto: ancora una volta è una “sposa” in abito bianco. Sconvolge, in particolare, una cosa: lo sfacciato mettersi in posa. A differenza dall’altra foto (che pare provenire da uno scatto “rubato” ad una sporcaccione) qui c’è una persona che è ben volentieri disposta a farsi fotografare. Nessun moralismo, solo tanto schifo:

@@follia

Vivo

 

Vivo
il mio alibi è che
vivo
tentazioni e mai la volontà
di finirla qua
vivo
da un bicchiere vuoto bevo
ho venduto al mondo i sogni miei
la mia pelle mai
e nonostante tutto
resto io
io che ancora credo
e ancora spero io
io mendicante disteso al sole
sacco di stracci senza più parole
non chiedo a Dio se c’è
se c’è e ha pietà di me

vivrò cent’anni e una vita in più
e che il conto torni o no
io me ne fregherò
vivrò nel ghetto dei miei perché
finché avrò un respiro
per me Vivo
sul mio viso il tempo ambiguo
lascia i segni di chi è nato già
da un’eternità
e tutto il bene l’ho buttato via
per qualche donna e un po’ di compagnia
la vita questa gran signora
si paga a ore come una puttana
è così cara che è un lusso averla tu
vivrò
vivrò
Vivrò morendo ogni giorno un po’finchè avrò un respiro
vivrò