Categoria: Ecclesiae

DIOCESI DI PADOVA – LO SCANDALO DI DON SINIGAGLIA, DON CONTIN, DON SGUOTTI (e tutti gli altri)

Non c’è pace in quella Diocesi dell’Altitalia. Eppure la città è stata visitata continuamente dalla Grazia di Dio: basti pensare al lusitano Fernando Martins de Bulhões -l’immenso Sant’Antonio “di Padova”- e al grandissimo Montenegrino frate Leopoldo. Ma i padovani difettano nella santità. E non solo i semplici battezzati: i peccatacci -di ogni tipo ma soprattutto contra sextum- sono soprattutto dei Consacrati: preti sporcaccioni donnaioli, spesso privi di sana dottrina o, peggio,  modernisti. Qui non si vuole infierire: basta fare una ricerchina su google….

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Ma purtroppo l’andazzo pare non cambiare: preti froci, palestrati, avidi di denaro, avidi di carriera. Ed è normale che con questi Pastori il gregge è più che smarrito. Ed un giorno si approfondiranno meglio altri aspetti: solo un poco di pazienza. E nell’attesa “rivolgiamoci a Santa Rita”…..

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Sante Sguotti con la madre di suo figlio

 

 

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Il cornuto è arrabbiato e usa tutto per allontanarvi dalla preghiera

Cari figli! Questo tempo è tempo di grazia e di preghiera, tempo di attesa e di donazione. Dio si dona a voi perché lo amiate al di sopra di ogni cosa. Perciò, figlioli, aprite i vostri cuori e le vostre famiglie affinché quest’attesa diventi preghiera ed amore e soprattutto donazione. Io sono con voi, figlioli e vi esorto a non rinunciare al bene perché i frutti si vedono, si sentono, arrivano lontano. Perciò il nemico è arrabbiato e usa tutto per allontanarvi dalla preghiera. Grazie per aver risposto alla mia chiamata.

GP2 pastorale

qualche parola sul “nuovo” Padre Nostro di Bergoglio

Ieri è stato cambiato il «Padre Nostro». Da sedici anni vescovi e teologi che stranamente non si sono fidati di duemila anni della Santa Tradizione della Chiesa, neanche di tutti i Papi fino a Benedetto XVI che hanno sempre ripetuto la preghiera più potente insegnata da Gesù Cristo, sono riusciti a modificare sia il «Padre Nostro» che il «Gloria» della Messa.

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Una modifica incoraggiata dallo stesso papa Francesco perché egli non trovava consona quella traduzione e aveva rimarcato la sua volontà di cambiamento, facendo notare che per quel versetto specifico non era stata fatta «una buona traduzione».
Questa scelta di cambiare il «Padre Nostro» con la motivazione che non era stata fatta «una buona traduzione» inquieta i buoni cattolici, i quali rimangono sbalorditi e capiscono che rimane impossibile un errore durato duemila anni, con milioni di traduzioni identiche che riportavano sempre la frase «non indurci in tentazione».
Con la scusa della sbagliata traduzione si potranno cambiare alcune parole della Santa Messa e sarà eliminato il Sacrificio Eucaristico.

Nella mente e, soprattutto, nell’inconscio di molti cristiani si farà presente questo pensiero: allora finora ho pregato male, ho sbagliato a pregare? Non è assolutamente così. Non hanno sbagliato milioni di Santi e Sante, e noi abbiamo fiducia in queste Anime che hanno rinunciato a tutto per compiere solo la Volontà di Dio.
Gesù non avrebbe forse rivelato ai Santi l’errore della traduzione? Ma per Gesù è questa la traduzione corretta: «Non indurci in tentazione».
Un Papa è chiamato a confermare la Fede cattolica e non a modificarla, deve solo trasmettere quanto ha ricevuto dalla Santa Tradizione.
Gesù e la Madonna hanno parlato del «Padre Nostro» nei secoli e nei decenni passati a molti mistici e lo hanno anche spiegato. All’autentica veggente Pina Micali che ha ricevuto molti messaggi perfettamente in sintonia con il Catechismo della Chiesa, Gesù ha spiegato il «Padre Nostro», quindi anche la frase in questione. Questo ha confermato Gesù:
«E non ci indurre in tentazione. Chiedete a Dio di non lasciarvi slittare nella prova, di non permettere che Lo offendano. Letteralmente il testo greco dice: liberaci, strappaci via dal demonio, dal maligno che va in giro cercando chi divorare. Vegliate e pregate per non entrare in tentazione, ma per liberarvi dal male. Questa è la preghiera che ha lasciato il Padre Mio».
Ho spiegato varie volte in questi anni che le parole «non ci indurre in tentazione» riportate nel Vangelo sono state dette da Gesù, e vogliono dire di non permettere a noi la caduta nella tentazione, di fermarci quando ci troviamo sul punto di cadere, di darci la forza necessaria per vincere la tentazione.
La traduzione del «Padre Nostro» è sempre stata perfetta.

omobitransessualità

“La Chiesa di Roma accoglierà l’appello dei credenti omobitransessuali?” è la domanda che sarà al centro della tavola rotonda “Fede cristiana e & omobisessualità” organizzata dalla AGedO (Associazione Genitori di Omosessuali) e patrocinata dall’Ordine degli Psicologi della Regione Puglia. 

Evento ad ingresso libero, realizzato con il patrocinio e il supporto del Garante Regionale per i diritti dei Minori e degli Adolescenti di Puglia.  

Che dire? Niente. Sarò strano ma per me uno che si fa operare (con tutto quel che ne consegue, “tagli” inclusi) per “diventare donna” è e resta sempre una follia. Anzi, una assurda mostruosità.

Ah, questa è la locandina. Naturalmente l’evento si svolge in una chiesa, precisamente in una Parrocchia della Arcidiocesi di Bari-Bitonto (Vescovo Francesco Cacucci).

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il dramma dell’omosessualità nella Chiesa

Pubblichiamo il IV paragrafo dello studio scritto dal Padre Andrzej Kobyliński dell’Università Cardinale Stefan Wyszyński di Varsavia dedicato al “Problema della pedofilia e dell’efebofilia nella Chiesa cattolica negli Stati Uniti”, pubblicato nel 2017, ma straordinariamente attuale dopo l’emersione dello scandalo degli abusi coperti da vesvovi e prelati negli Usa. L’articolo integrale si può trovare qui.  

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IV – Il Fenomeno dei preti gay

Al fenomeno degli abusi sessuali dei preti sui minori sono stati dedicati negli ultimi anni – non solo negli USA, ma anche in Europa – molti studi seri e approfonditi (cf. Sguotti 2015, Tulli 2014). Le ricerche scientifiche dimostrano che la percentuale molto elevata di casi di efebofilia dei preti americani e non di pedofilia, riguarda non solo la Chiesa cattolica negli USA, ma si verifica anche a livello mondiale. Le statistiche fanno notare che ben più numerosi dei pedofili sono i sacerdoti efebofili, che hanno relazioni non con bambini, ma con ragazzi i quali hanno superato la pubertà, nella maggioranza dei casi, di sesso maschile. Non si tratta dunque di pedofilia, ma di efebofilia, cioè di omosessualità con una predilezione per i minorenni.

MONS. CAPOZZI

Il 15 febbraio 2012, il sociologo italiano Massimo Introvigne ha pubblicato un articolo sul giornale cattolico “La Nuova Bussola Quotidiana”, intitolato Preti omosessuali. Oggi più di ieri? “Molti media – osserva Introvigne – sono così tornati sulla questione più ampia della diffusione dell’omosessualità nel clero cattolico, compresa quella che si rivolge ai maggiorenni, spesso attaccando il celibato sacerdotale e la Chiesa in genere. Ma è vero che oggi i sacerdoti omosessuali sono più numerosi che in passato? Le percentuali molto alte che si leggono qua e là, hanno qualche fondamento? La sociologia ha qualche cosa da dire su questo tema? Chi va alla ricerca di cifre, cita quasi sempre il vecchio volume del 1989 di James G. Wolf Gay Priests (Harper Collins, New York 1989), secondo cui nel 1986 negli Stati Uniti il 48,5% dei sacerdoti e il 55,1% dei seminaristi aveva un orientamento omosessuale.

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A differenza di altri autori che propongono cifre simili, Wolf è un sociologo con solide credenziali accademiche. Egli tentò, per la sua tesi di dottorato all’Università di Chicago, da cui è nato il volume, di costruire un campione casuale nazionale dei sacerdoti americani” (Introvigne 2012).

Sul fenomeno dei preti omosessuali nella Chiesa cattolica sono state pubblicate, negli Stati Uniti, decine di libri e centinaia di articoli. Va ricordato che già (78 Ks. Andrej Kobylinski) negli anni Settanta e Ottanta del XX secolo, i sacerdoti con tendenze omosessuali hanno cominciato a creare, in America, molti problemi. All’inizio degli anni Novanta l’omosessualità dei preti costituiva già un dramma vero e proprio in molti Paesi del mondo.

Negli Stati Uniti a quell’epoca, molti preti gay morivano a causa dell’AIDS. Nel 1989, don Andrew Greeley, scrittore e sociologo cattolico, morto nel 2013, scrisse un articolo sconvolgente sul settimanale americano “National Catholic Reporter”, a proposito della cosiddetta mafia lavanda (The Lavender Mafia) – locuzione che indica la lobby-gay all’interno della Chiesa cattolica (cf. Greely 1989). Secondo Greeley, già alla fine degli anni Ottanta, il sacerdozio cattolico stava diventando, negli USA, sempre più ad orientamento omosessuale.

Del fenomeno dei preti gay si sono occupati, negli Stati Uniti, molti autori. Tra tanti studi c’è, però, un libro che ha un valore informativo del tutto particolare. Si tratta di uno studio di Donald Cozzens, sacerdote cattolico, teologo e sociologo, Rettore del Seminario di Cleveland, Ohio, pubblicato nel 2000 e intitolato Il volto del sacerdozio che cambia: una riflessione sulla crisi sacerdotale dell’anima (cf. Cozzens 2000). Essendo formatore dei futuri sacerdoti e sociologo, Cozzens aveva la competenza professionale indispensabile per approfondire, fino in fondo, la vicenda dei seminaristi e dei preti omosessuali.

Secondo le sue ricerche, si può parlare, oggi, di “un esodo eterosessuale dal sacerdozio” (a heterosexual exodus from the priesthood). Cozzens ribadisce che all’inizio del XXI secolo il sacerdozio è già diventato, oppure è sul punto di diventare, la professione dei gay – una professione, esercitata eminentemente dai gay (gay profession).

L’interrogativo sugli abusi sessuali del clero si unisce alla questione riguardante il rapporto tra il sacerdozio e l’omosessualità. Cosa fare, oggi, con l’Istruzione circa i criteri di discernimento vocazionale riguardo alle persone con tendenze omosessualiin vista della loro ammissione ai seminari, pubblicata nel 2005 dalla Santa Sede? Dopo la promulgazione di questo documento, ogni forma di omosessualità, anche quella psicologica e non più soltanto l’omosessualità attiva, dovrebbe costituire un impedimento all’ordinazione sacerdotale.

Si può ancora trattare ogni tipo di omosessualità come un impedimento al sacerdozio e alla vita religiosa, sapendo che la percentuale di preti, religiosi e seminaristi omosessuali è molto alta e confermata scientificamente, negli USA ed in altri Paesi, da diverse inchieste sociologiche?

GLI EMERITI – Mons. Rocco Talucci

L’età media è aumentata notevolmente in Italia. L’aspettativa di vita è spiccata su vertici mai raggiunti. Ne risente, di tale fenomeno, anche la Chiesa: basta guardare i siti delle Diocesi italiane per “scoprire” che ogni Chiesa locale ha almeno un paio di Vescovi Emeriti!

E quindi cominciamo questa nuova “rubrica” (dedicata ai vescovi emeriti) da una delle Regioni più piccole d’Italia. E della Lucania abbiamo scelto Sue Eccellenza Monsignor Rocco Talucci, Arcivescovo Emerito di Brindisi e, prima ancora, Ordinario della Diocesi di Tursi-Lagonegro nella sua Lucania.

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Mons. Talucci, infatti, è nativo di Venosa, storico centro in Provincia di Potenza. Lì è nato il 06-09-1936, ha pertanto compiuto da un mese 82 anni. Ordinato presbitero il 23-07-1961 Talucci è divenuto Vescovo nel 1988 a soli 51 anni. La Consacrazione Episcopale avvene il 25 marzo 1988 per la imposizione delle mani da parte di  Sua Eminenza il Card. Bernardin Gantin, all’epoca prefetto della Congregazione dei Vescovi.

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Talucci con Mons. Giuseppe Satriano, attuale vescovo di Rossano, all’epoca suo Vicario Generale nella Diocesi di Brindisi-Ostuni

Il 23 maggio 1997, durante il suo Ministero Episcopale a servizio della Diocesi di Tursi-Lagonegro,  viene nominato Presidente della Commissione episcopale per il laicato della CEI.  Si distingue per la vicinanza  alle popolazioni del lagonegrese colpite dal terremoto del 9 settembre 1998. Nell’aprile 1999 guida la delegazione dei vescovi italiani a Sarajevo.

Trasferito alla sede arcivescovile di Brindisi-Ostuni il 5 febbraio 2000, ha iniziato il suo nuovo ministero l’8 aprile successivo. In riva all’adriatico resta ben tredici lunghi anni che hanno lasciato il segno nella Diocesi pugliese.

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Lascia Brindisi per raggiunti limiti di età alla fine del 2013. E’ tornato nella cittadina messapica negli anni recenti anche per alcune incombenze giudiziarie in cui è stato suo malgrado coinvolto.

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Mons. Talucci celebra il Sacrificio Eucaristico: accanto a lui il suo Segretario don Francesco Caramia (Diocesi di Brindisi-Ostuni)