Papa Francesco “non è un mio pastore”. Ma scrive su una Testata cattolica

Non sappiamo con esattezza chi sia questo carneade. Tuttavia, lo diciamo subito, la cosa preoccupante – e che non può esser sottaciuta- è che una persona che esplicitamente e pubblicamente parlando del Papa, (il Vicario di Cristo!) si permetta di dire “non è il mio Pastore”.

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Ora noi sappiamo che purtroppo i sedevacantisti o comunque i nemici di Papa Francesco sono tantissimi, purtroppo. Ed hanno i loro mezzi di informazione, i loro Monsignori (a loro volta collegati con Cardinali italiani e stranieri): insomma, il demonio sta compiendo un gran lavoro per provare a dividere la Chiesa. Naturalmente non ci riuscirà.

Bene, noi però stiamo parlando di una persona che scrive su una Testata cattolica di un certo rilievo. E non è tollerabile –lo diciamo da lettori attenti ed anche critici (se è il caso) di quella Testata.

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Ebbene, la cosa è letteralmente scandalosa. Non può essere tollerato che uno attacchi continuamente il Papa –il papa!!!!!- e poi tranquillamente pubblichi i suoi articoli su una Testata cattolica. Non esiste proprio: né ora né mai.

E siccome questo “enfant prodige” della stampa cattolica italiana ammette egli stesso i suoi gravi limiti (“mi accorgo che sto perdendo l’autocontrollo” scrive sul suo profilo facebook) forse è il caso che questa Testata che ospita i suoi articoli dica al suo collaboratore di chiarirsi le idee su chi è il Capo della Chiesa e poi, forse, torni a scrivere. Noi, nel frattempo, vigileremo: al pari della odiosa e devastante omoeresia non può passare sotto silenzio questa “mania” di offendere il Papa manco fosse un cantante che non piace o un filosofo sgradito. Il papa è il papa. Chiaro, no?

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SALVINI, SIAMO GIÀ ALL’IDOLATRIA?

La democrazia è salda, nessun rischio (almeno per ora) di fascismo-dittatura. Anzi, nessuno è stato vittima di tanto odio da parte dei mezzi di comunicazione come Matteo Salvini (forse ha superato anche Berlusconi da questo punto di vista). Quindi sul piano politico ed istituzionale l’Italia non corre rischi, nonostante i j’accuse dei soliti noti a reti unificate (da LA 7 a RaiTre).

Quello che invece preoccupa è la china che sta prendendo quello che doveva essere un normale e fisiologico aumento della stima e popolarità e che, invece, sta prendendo pericolose strade. Erano facilmente ipotizzabili ma, finora, il soggetto ci pareva immune a tale rischio.

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Qualche dubbio è cominciato a venire con tutti quei continui tweet. Ultimamente twittava pure se si metteva una camicia o andava in altalena. Dicono che Obama inaugurò questo modo di fare politica: chiunque ne abbia la paternità speriamo cessi questo andazzo. Oggi, per fare un esempio, la Meloni ha twittato l’etichetta della carne che aveva comprato con delle considerazioni che non erano proprio scienza politica.

Ma torniamo al nostro. Non ricordiamo -almeno per ora. E comunque lo sanno tutti- il suo vivere in una situazione immorale (adulterio e concubinaggio) ma l’idolatria no, proprio no. Specie se essa avviene il giorno in cui una massa di lussuriosi pervertiti promuovono la sodomia e lo fanno nella culla della devozione mariana italiana – a Pompei- (dove le nostre mamme e nonne andavano in viaggio di nozze) e a capo di questa scandalosa carnevalata si mette un membro del Governo di cui Salvini è non solo Ministro ma addirittura Vice Presidente!

E lui da Pontida che fa? Solita pappardella (che poi, gira e tuira, son le cose -condivisibili o meno- ch dicevano Bossi e Borghezio) e nessun accenno, nessun distinguo. Spadafora lì, a nome del Governo e lui lì ad arringare la massa di “adepti” con i soliti slogan. Oggi, ma forse perché era stanco e stressato da una interminabile campagna elettorale, è giunto persino ad attaccare il Catechismo della Chiesa Cattolica. E stupisce che nessuno se ne sia accorto. Ci torneremo. Resta che ha taciutorispettando il silenzio su Spadafora a Pompei  in modo quasi monacale.

La cosa divertente è quello che dice di lui la Pivetti (ora ballerina, soubrette e…chissà cos’altro). Sentite: “Salvini sta riuscendo in un’impresa con la quale Bossi non si era mai neanche cimentato: portare la Lega nord a confrontarsi con la politica vera e non soltanto con l’idolatria del capo”. 

Non sappiamo se ha ragione Salvini o la Pivetti. Decidete voi. E comunque: leghisti erano e tali restano. Con rispetto ma leghisti. Quei leghisti che, a metà degli anni Ottanta, già scrivevano sui muri a Padova “FATE FURBO: VOTA LIGA”. Ecco, bravi i furbi.

Vedremo il seguito ma questi sono segnali preoccupanti. Noi ve l’abbiamo detto.

NONNA AEMIDA

…e poi dicono che facebook è inutile…

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…ed allora uno dove troverebbe certe fotografie?

Per la cronaca la didascalia originale parla di un  “réfugié de 16 ans s’oppose courageusement à un policier nazi 2018 !” (qui) A meno che non stessero girando un film (oppure è una foto “finta”) resta un piccolo capolavoro, con l’unico dubbio, ragionevole, sui sedici anni del bel rifugiato. Chapeau  à Philippe Hennart che l’ha trovata e l’ha pubblicata (meglio: RI-pubblicata)

Ora Berlusconi sta esagerando

BERLUSCONI

Eh si, sta davvero esagerando. Sono sensate, in tal senso, le parole di Salvini:

“Io voglio fare un governo che rappresenti quello che gli italiani hanno votato poco tempo fa, e partendo da una coalizione fino a ieri compatta. Se qualcuno se ne tira fuori, insultando e guardando a sinistra, la scelta è di questo qualcuno”.

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Ed ancora il leader della Lega:

“Tutti mi dicono ‘fai un governo’, il dramma è che mentre io ero qui a parlare di costruzione gli altri passano il tempo a insultarsi”.

Come dargli torto? E, continua Salvini:

“Mi spiace se lo fanno i 5 stelle, con cui ostinatamente proverò fino in fondo per riconoscere il voto degli italiani. Mi spiace ancora di più se lo fa un alleato che fino a ieri chiedeva compattezza, coerenza e lealtà e oggi passa la giornata a insultare milioni di italiani”.

Ed infine afferma:   “Centrodestra e centrosinistra sono categorie superate partiamo dal voto del 4 marzo e aspettiamo Mattarella. Non fatemi mettere in bocca al Presidente quello che spetta a lui decidere. Conseguentemente, io mi metto a disposizione, spero con tutta la squadra”.

DE-GIROLAMO-BERLUSCONI

 

Ed a proposito di squadra ecco ciò che dice Giorgia Meloni:

“Il problema non è che ‘gli italiani hanno votato male’, il problema è che qualcuno ha votato una legge elettorale schifosa che non poteva dare una maggioranza al Paese”.

Il riferimento è alla affermazioni di Berlusconi secondo cui “gli italiani hanno votato male”. Giorgia Meloni aggiunge:

“Ognuno si deve prendere la responsabilità delle scelte che ha fatto perché Fratelli d’Italia quella legge non la votò, denunciando che ci sarebbe stato il rischio di non avere una maggioranza. Se avessero accolto le nostre proposte, come il maggioranza al 37 per cento, il 5 di marzo noi avremmo avuto un governo di centrodestra”.

Ed anche qui: come dare torto alla Meloni? Oltre a Berlusconi è tutta Forza Italia (davvero un partito di plastica: fra pochi anni sarà solo un ricordo, come il Partito Nazionale dei Pensionati ed il PduP) che va verso il baratro e la scomparsa. O almeno: la maggior parte. Che nasca, a sto punto, un “polo sovranista”, patriota, saldamente alleato con la Lega ed una forza politica di ispirazione prettamente cristiana. Forza Italia è il passato. Senza rancore. Ma il bunga bunga è squallore.

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i “due forni” di Di Maio. E nasce Giggino Pomicino

Oltre che brava (e pure bella, checché ne abbia detto quella soubrette famosa per le sue pomiciate colle bestie. Poi metteremo pure quella vergognosa foto) Giorgia Meloni ha un grande senso dell’umorismo. E certe volte lo estrinseca attraverso i social. Oggi ci ha regalato una perla, eccola:

giggino pomicino

Naturalmente tutti gli haters (ma odiano davvero, eh! E’ spaventoso, sulfureo) stanno rispondendole in modo irripetibile. “Fascista” è solo il più soft. Ma non importa. La realtà è che, in una situazione politica-italiana ed europea così delicata, Giorgia Meloni rappresenta una eccellenza per la nostra Patria.

Teniamoci stretti questi politici seri e responsabili: ne avremo molto bisogno nel futuro prossimo. Molto prossimo.

«Mr. Zuckerberg, Facebook si considera un foro pubblico neutrale?»

Delle oramai famose 10 ore di audizioni del padre e padrone di Facebook, Mark Zuckerberg, al Congresso federale degli Stati Uniti, prima al Senato e poi alla Camera, hanno parlato tutti, in lungo e in largo, evidenziando contraddizioni, sottolineando imbarazzi, campionando le sequenze video più comiche rese poi virali sul web, addirittura le scuse del giovane informatico e imprenditore americano sono state anticipate a mezzo stampa. Però alcuni minuti di questa kermesse, che Zuckerberg ha saputo trasformare in successo mediatico ed economico, sono finiti sotto silenzio.

Sono i momenti in cui, martedì 10 aprile, le domande all’inventore dei social network le ha poste il senatore Ted Cruz, l’uomo che nelle primarie del 2016 più ha dato filo da torcere, da destra, all’allora candidato Donald J. Trump. Eccoli:

«Mr. Zuckerberg, Facebook si considera un foro pubblico neutrale?». Il tycoon soppesa le parole come chi si dà un tono, scandisce come se calasse la verità dall’alto e dice: «Senatore, noi ci consideriamo una piattaforma per tutte le idee». Cruz non ha voglia di farsi prendere per il naso: «Le rifaccio la domanda», e il proverbiale sopracciglio del senatore s’inarca. Zuckerberg ha capito benissimo, sa dove Cruz stia andando a parare. «Ah… Senatore, ecco come la pensiamo su questo. Non credo che… ah… Ci sono alcuni contenuti che ovviamente non permettiamo: discorsi che fomentano l’odio, contenuti terroristici… ahm… immagini di nudo… tutto ciò che fa sentire la gente insicura in ambito pubblico… aehm… Da questo punto di vista, questo è il motivo per cui in genere cerchiamo di definire ciò che facciamo come una piattaforma…». Il sopracciglio di Cruz si aggrotta sempre più: «Mi faccia riprovare, perché il tempo stringe». Il suo sguardo taglia come un rasoio, la lingua peggio. «È una domanda facile», tipo “Toc toc, c’è qualcuno in casa?”. Secondo quanto stabilisce la legge per company come Fb, il re di tutti i social è un foro pubblico neutrale. Cruz non ironizza più, fissa Zuckerberg visibilmente scocciato. «Vi considerate un foro pubblico neutrale oppure fate discorsi politici, cosa che è vostro diritto in base al Primo Emendamento [della Costituzione federale]?».

Mr. Z dice che no, il loro obiettivo non è la partigianeria politica. Anzi, che non conosce i termini di legge citati dal senatore e che per il momento sta solo cercando di far capire quanto sia aperto di vedute. No, non è una barzelletta: è l’attesissima e strombazzatissima udienza dell’uomo mediaticamente più potente del mondo davanti al Senato del Paese più potente del mondo e la risposta è “m’infomerò”?

Cruz incalza. Riporta l’opinione di moltissimi americani preoccupati perché Facebook e altri strumenti simili sono schierati politicamente e censurano i diversi. Snocciola esempi, tutti documentati, di soppressione sistematica di notizie e storie di parte conservatrice. Cose relative per esempio alla Conservative Political Action Conference (la convention annuale di tutte le realtà conservatrici), a Mitt Romney, agli scandali fiscali dell’Amministrazione guidata da Barack Obama, al commentatore televisivo politicamente scorrettissimo Glenn Beck. Fb ha pure inizialmente chiuso la pagina sul Giorno della solidarietà con Chick-fil-A, la notissima catena di fast food a base di pollo che da anni è schierata apertamente, anche con donazioni generose, contro il “matrimonio” LGBT (la giornata nacque per iniziativa dell’ex governatore dell’Arkansas Mike Huckabee, già candidato presidenziale Repubblicano). Poi ha bloccato certi post di giornalisti di Fox News, una ventina di pagine cattoliche (e Cruz è un protestante di quelli che definiremmo “fondamentalisti”) e, più recentemente, la pagina da 1,2 milioni di follower di Diamond and Silk, cioè Lynnette Hardaway (Diamond) e Rochelle Richardson (Silk), le due famose sorelle vlogger (video blogger) del North Carolina, nate e cresciute in una famiglia cristiana protestante, ex Democratiche, popolarissime su tutti i social network dove si proclamano le più fedeli supporter di Trump (e Cruz è noto per essere stato un deciso anti-Trump) perché i loro contenuti sarebbero «insicuri per il pubblico».

«Senatore», balbetta Zuckerberg, «mi lasci dire alcune cose in merito.Anzitutto, capisco da dove nasca quella preoccupazione». Perspicace. Accade «[…] perché Facebook e tutto il tech stanno a Silicon Valley, che è un luogo estremamente di sinistra».

Eccola qua la notizia che i media hanno bucato. Il nuovo strapotere mediatico è di sinistra, estremamente di sinistra. Del resto Silicon Valley fu uno dei “blocchi sociali” più ostili a Trump e Trump sudò le sette camice per scendervi a patti, riuscendoci in parte solo attraverso un accolito omosessuale(motivo per cui le politiche anti-LGBT di Trump sono sempre un po’ zoppe). E con tutto ciò siamo qui a discutere di Cambridge Analytica, uno scandalo che forse non c’è.

Tutti cediamo i nostri dati affinché vengano usati. Per marketing, per inondarci di pubblicità. Combattiamo ogni giorno la nostra buona battaglia contro i call center che ci chiamano a ogni ora con accenti improbabili per rifilarci la sola del dì. Siamo tutti stufi, ma nessuno scandalizzato. Che scandalo c’è se il meccanismo viene usato anche in politica, un mercato come un altro? Non è forse così da sempre? Non lo fanno forse tutti? Se hai un prodotto, cerchi di piazzarlo, anche in politica. Dovremmo scandalizzarci per i manifesti elettorali, per i santini dei candidati, per i megafoni che ripetono «Vota Antonio, vota Antonio»?

Prima dei social, c’era la direct-mail, la geniale trovata con cui Richard M. Viguerie fece eleggere Ronald Reagan (1911-2004) alla Casa Bianca nel 1980. Poi c’è stato il porta-a-porta ideato da Karl Rove per eleggere trionfalmente George W. Bush Jr. nel 2004 e che Obama ha brillantemente copiato nel 2008 mentre i Repubblicani se ne erano scordati. Niente scandali, gl’indirizzari si comperano o si affittano, fatta salva la trasparenza. Lo scandalo vero non è insomma Cambridge Analytica, ma Facebook. E non per il marketing politico (che è pure una disciplina che l’istruzione superiore insegna e le cui primedonne consideriamo dei guru), ma perché Facebook ci assicura che i nostri dati non li cederà e che nessuno ci lucrerà. Insomma perché Fb mente. Cambridge Analytica è tirata in ballo solo perché ci lavorò Steven K. Bannon, quindi per colpire Trump, nonostante Bannon non sia più al fianco di Trump nella Casa Bianca, perché se oggi piove è ovviamente colpa di Trump (e di Bannon). Invece, dice Zuckerberg, il problema vero è la Sinistra che imbavaglia la libertà. E questo, che è il punto focale di tutto l’affaire, i media se lo sono perso.

Quei pochi che ne hanno parlato ci hanno infilato la polpetta avvelenatasu tutti Time. Cruz, dice Time, ora fa il puro, ma ha armeggiato anche lui alla grande con Cambridge Analytica. Ma, appunto, il punto non è Cambridge Analytica, bensì Facebook che mente e censura. Chiede Cruz, pressante: «Lasci che le domandi questo. Sa se sia mai stata bloccata una pagina di Planned Parenthood?». Pausa imbarazzata di Mr. Z: «Senatore… nn-no… ma mi lasci solo…». «E di Moveon.org?», uno delle più influenti lobby progressiste. «Scusi?», fa Zuckerberg. «Moveon.org», ripete Cruz. «Non ne ho notizia specifica». «E di candidati Democratici in corsa per qualche carica?». «Non ne ho notizia specifica… Voglio dire .. nn-non sono sicuro…».

15-20mila persone, rintuzza Cruz, vegliano in Facebook sui contenuti e nessuno, replica Zuckerberg, è mai stato assunto o licenziato per ragioni politiche. E allora Palmer Luckey, fondatore della Oculus VR che ha progettato un display di realtà virtuale da indossare come un casco e che Fb ha acquistato nel marzo 2014? Luckey è un grande sostenitore dei Repubblicani e Fb l’ha dimissionato nel marzo 2017. Zuckerberg dice che la politica non c’entra e che la sua azienda mira solo a stabilire legami buoni e positivi fra le persone. Proprio così, dice Cruz: chi decide quali siano i legami buoni e positivi, i 15-20mila sorveglianti di Facebook?

Bla, bla di Zuckerberg e Cruz taglia corto: «Sto parlando di censura». Seguono altri bla bla, e la domanda sospesa nel vuoto si fa retorica se tutta la Silicon Valley, Fb compresa, è un solo grande blocco di potere sanzionatorio di sinistra, come dice proprio Mr. Z. I media quel giorno lì dormivano.

 

 

il nichilismo di Ornella Vanoni (che piace a certi cattolici)

Prima di ogni cosa guardatevi questo breve video, dall’inizio alla fine. Non dura molto. Poco più di un minuto. Ma sentìtelo. E se non credete alle vostre orecchie risentitelo. (CLICCA QUI)

Se non parte il video CLICCATE QUI

“La Bonino è stata il migliore ministro degli Esteri che abbiamo avuto, una donna radicale che si è battuta, noi non sappiamo mai cosa hanno fatto i politici ma tre cose sappiamo per certo dei radicali: l’aborto, che è un diritto delle donne, il divorzio, e la lotta per il testamento biologico. Sono tre cose concrete gli altri di concreto non saprei cosa dire “.

Ed ancora la anziana donna: “Ma che cosa vuol dire , che cazzo vuol dire, è il festival della canzone, belle o brutte, a Celine non hanno mai dato il Nobel perché era di destra ma il talento non ha partito.”

E con questa persona ci fermiamo qui. Inutile infierire.

Però poi ti ricordi che c’è una fetta di italiani che la stimano e persino chi stravede per lei. E fra questi molti cattolici. Anche cattolici, come dire, cattolici vip.

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E insomma, forse è meglio se ci fermiamo qui. “Ornella resta sempre la migliore”, ipse dixit. Non osiamo pensare alle peggiori.