Categoria: Profili

Chi è Monsignor Luigi Capozzi ?

E chi lo sa? Una volta -anche dopo il fattaccio- risultava ancora incardinato in una Diocesi dei Castelli Romani -luogo noto per il vino e, purtroppo, non solo per quello- poi è scomparso pure da lì, dal Sito della Diocesi.

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Il Reverendo Capozzi Mons. Luigi è il primo da sinistra.

Fino a qualche ora fa nessuno della Curia Romana lo menzionava -figuriamoci se qualcuno  osava parlare dell’arresto del luglio 2017 e delle singolari circostanze- adesso invece è pacifico il suo arresto: c’è un pesce più grosso da difendere. E da occultare.

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GLI EMERITI – Mons. Rocco Talucci

L’età media è aumentata notevolmente in Italia. L’aspettativa di vita è spiccata su vertici mai raggiunti. Ne risente, di tale fenomeno, anche la Chiesa: basta guardare i siti delle Diocesi italiane per “scoprire” che ogni Chiesa locale ha almeno un paio di Vescovi Emeriti!

E quindi cominciamo questa nuova “rubrica” (dedicata ai vescovi emeriti) da una delle Regioni più piccole d’Italia. E della Lucania abbiamo scelto Sue Eccellenza Monsignor Rocco Talucci, Arcivescovo Emerito di Brindisi e, prima ancora, Ordinario della Diocesi di Tursi-Lagonegro nella sua Lucania.

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Mons. Talucci, infatti, è nativo di Venosa, storico centro in Provincia di Potenza. Lì è nato il 06-09-1936, ha pertanto compiuto da un mese 82 anni. Ordinato presbitero il 23-07-1961 Talucci è divenuto Vescovo nel 1988 a soli 51 anni. La Consacrazione Episcopale avvene il 25 marzo 1988 per la imposizione delle mani da parte di  Sua Eminenza il Card. Bernardin Gantin, all’epoca prefetto della Congregazione dei Vescovi.

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Talucci con Mons. Giuseppe Satriano, attuale vescovo di Rossano, all’epoca suo Vicario Generale nella Diocesi di Brindisi-Ostuni

Il 23 maggio 1997, durante il suo Ministero Episcopale a servizio della Diocesi di Tursi-Lagonegro,  viene nominato Presidente della Commissione episcopale per il laicato della CEI.  Si distingue per la vicinanza  alle popolazioni del lagonegrese colpite dal terremoto del 9 settembre 1998. Nell’aprile 1999 guida la delegazione dei vescovi italiani a Sarajevo.

Trasferito alla sede arcivescovile di Brindisi-Ostuni il 5 febbraio 2000, ha iniziato il suo nuovo ministero l’8 aprile successivo. In riva all’adriatico resta ben tredici lunghi anni che hanno lasciato il segno nella Diocesi pugliese.

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Lascia Brindisi per raggiunti limiti di età alla fine del 2013. E’ tornato nella cittadina messapica negli anni recenti anche per alcune incombenze giudiziarie in cui è stato suo malgrado coinvolto.

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Mons. Talucci celebra il Sacrificio Eucaristico: accanto a lui il suo Segretario don Francesco Caramia (Diocesi di Brindisi-Ostuni)

La inquietante storia dei seminaristi comunisti infiltrati. Il caso di Andrea Sanomonte

Nel 1935 i servizi segreti segnalarono che all’epoca all’incirca mille studenti comunisti risultavano infiltrati nei seminari e nei noviziati dell’Europa occidentale, dove in perfetta finzione di vita religiosa s’apprestavano a diventare sacerdoti; il partito poi avrebbe pensato a sguinzagliarli nei gangli e nei posti più vitali della Chiesa. Il fenomeno andò man mano allargandosi fino alle gravi contestazioni nei seminali e nei noviziati e di tantissimi preti operai e no, durante gli anni Sessanta-Settanta.

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Nel 1956 don Pasquale Uva, fondatore a Bisceglie della Casa della Divina Provvidenza, presentò con qualche ritardo alla direzione del seminario regionale pugliese un giovane della Basilicata, aspirante religioso presso la sua incipiente Fraternità, e del quale si rendeva garante. Sanomonte, il suo nome, era un seminarista intelligente ed esemplare in tutto: alquanto chiuso, statura media e robusta, d’aspetto simpatico. Nella nota caratteristica del prefetto di camerata si leggeva: alquanto circospetto e poco loquace, ma gentile con tutti.
Frattanto, l’anno scolastico volgeva al termine. Pomeriggio di una giornata afosa, i componenti la sua camerata, una trentina, si dirigevano in fila a passeggio verso il porto. Sanomonte, in genere, preferiva rimanere ultimo della fila: così quella volta.
A un tratto si china a tirar su le calze, tenendo d’occhio il gruppo che voltava l’angolo. Guarda con certa stizza la saracinesca chiusa della sezione del partito comunista. Un uomo obeso con le mani dietro la schiena s’appoggiava all’anta laterale, come se ne aspettasse l’apertura. Un attimo d’insicurezza e, pensando alla camerata che si allontanava, si fece coraggio e abbordò lo sconosciuto, dicendogli: «Compagno, dia questa busta chiusa al compagno segretario… Mi raccomando: chiusa!».
Ma aveva scambiato cavallo; manco a dirlo, il panciuto era noto a tutta la città come il più sfegatato democristiano; si chiamava Peruzzi. Da sornione qual era, Peruzzi aveva seguito l’imbarazzo e le mosse del seminarista in ogni suo particolare.
Ora, con la busta chiusa in suo possesso, egli si domandava: che fare? Stette tre giorni a chiederselo: darla o non darla al segretario comunista? È un suo parente, o no? E se no, strapparla? Lasciarla chiusa, o leggerne il contenuto? Recarsi dal rettore del seminario? E che dirgli? Un bel rebus, che si risolse alla fine con la punta di un tagliacarte infilato all’angolo della busta che s’apriva. Era scritto:

«Caro compagno segretario, mi trovo distaccato dal mio paese a studiare in questo seminario regionale. Ho urgente bisogno di vederti per definire con te il piano da seguire nel prossimo futuro. Mi raccomando di qualificarti come mio zio. Le visite dei parenti sono consentite ogni giovedì dalle 16 in poi nell’attiguo parlatorio a pianoterra. Saluti Andrea Sanomonte».

Non sembrava vero a Peruzzi, che nei pettegolezzi ci guazzava, d’esser ricevuto in tutta segretezza dal rettore. Gesticolò tutto l’accaduto con le mani e col faccione esilarante e alla fine consegnò la lettera in busta aperta. La sera, d’intesa col vicerettore e il prefetto di camerata, furono perquisiti accuratamente la scrivania e gli effetti personali di Sanomonte.
Ai tre parve di non aver trovato materiale di rilievo: qualche appunto sospetto, qualche scritto d’orientamento comunista, l’agendina tascabile, con certi ghirigori indecifrabili di vago interesse, tuttavia prelevata e acquisita.
Era la prima volta che succedeva un caso del genere e c’era divergenza di pareri in direzione. Si chiese consiglio alla Polizia, la quale per ispezionare con calma il plico lo portò in questura. D’accordo col venerando don Uva, si invitò il Sanomonte a tornare a casa fino a nuovi ordini. Quando tutto sembrava finito, dal dicastero addetto ai seminari in curia romana arriva un severo cicchetto al rettore per non aver informato subito dell’accaduto l’organo vaticano.
Ecco cos’era successo: alcune di quelle cifre trascritte nell’agendina di Sanomonte contenevano codici segreti sul carico e la destinazione di una nave bellica italiana in aperto oceano pacifico, noti soltanto agli addetti al controllo di tutte le navi italiane, in navigazione per i mari del globo. Detto ufficio militare si trovava nella galleria sottostante la caserma Santa Rosa nei pressi della Storta, frazione di Roma, importantissimo sito secreto che si ramificava a raggiera lungo 18 chilometri sotterranei. Sull’accaduto si fece scendere la coltre del più rigoroso silenzio. Nessun altro ne fece più cenno.

Ma quanti di quei finti seminaristi, segnalati fin dalla metà degli anni Trenta, riuscirono a farla franca e ad arrivare al sacerdozio? E quanti di essi furono vescovi e cardinali?

Coraggio Ministro Fontana!

Non sappiamo quanto “resisterà” il Ministro Lorenzo Fontana: si, perchè già è dura andare contro un mondo ed una società scristianizzate ed anzi arretrate al livello del paganesimo. Ed è ancor più dura farlo senza l’ausilio degli altri membri del Governo e senza un chiaro appoggio del proprio partito.

Per quello che può contare noi siamo convintamente accanto a lui a difesa del suo lavoro, a difesa della famiglia naturale, così come l’ha voluta il Creatore. Coraggio!

CON FONTANA